venerdì 13 maggio 2016

Il mio sport - 78



Contrariamente alle mie abitudini, iniziai l’anno sportivo 2005 senza la tradizionale salita di corsa al Campo dei Fiori del 1° gennaio, ma con una più modesta corsa lungo la rizzàda delle Cappelle. Programmi per quell’anno? Niente nuove gare di triathlon, perché ciò comportava l’iscrizione ad una società sportiva, la visita medica obbligatoria e costi piuttosto elevati per raggiungere i posti gara, mai vicini a Varese. Ma  a parte ciò, stava calando in me la tensione agonistica, sostituita di grado in grado dal puro amore per il movimento, per l’attività all’aria aperta, senza finalità che non fossero il piacere. Con qualche eccezione. Avevo sempre in mente di vivere l’esperienza di un winter triathlon, insieme a quella di una traversata a nuoto che non fosse l’invitante ma limitato lago di Monate. Per il primo obiettivo, grazie alla neve, sciai non poco a Brinzio, mentre per il secondo continuai con gli allenamenti in piscina e, in estate, al lago di Monate. Così azzerai ogni indugio e mi iscrissi alla traversata Stresa-Reno. Anzi, per la verità la decisione la presi solo la mattina di sabato 23 luglio quando, dopo essere stato a Ranco in mtb, puntai le gomme verso Reno di Leggiuno e, visto il meteo e il lago senza onde, decisi di iscrivermi, al costo di 25 euro. Ma l’attesa fu lunga, il cielo si coprì di nuvole, la temperatura si abbassò ma il lago restò con moto ondoso più che accettabile. In motoscafo ci portarono da Reno alla partenza, vicino a Stresa. Non ero tranquillo, la traversata mi pareva troppo ardua per me. Mi avevano detto che avrei dovuto prendere come punto di riferimento l’eremo di Santa Caterina del Sasso-Bàllaro e puntare dritto là. Ma mi pareva lontanissimo. Ero sul punto di ritirarmi ma, come era stato il caso di Lecco, il coraggio degli altri alimentò il mio, così alle 14.45 entrai nelle acque del Verbano insieme a tanti altri ‘pazzi’. Davanti a me oltre 3 km di traversata. Cielo grigio, acqua grigia, un panorama poco invitante. Avevo calcolato che ci avrei messo un’ora e mezza. Partii con prudenza, adagio adagio.

78-continua 

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