domenica 7 febbraio 2016

La mia scrittura - 17


Come per la raccolta di poesie, anche per il mio primo romanzo non organizzai alcuna presentazione, anche perché in pratica tutti i miei amici avevano già acquistato il libro (con la prevendita), avrei quindi rischiato di organizzare una presentazione trovando la sala vuota. Sul fronte della critica letteraria, ho ragione di credere che in effetti molte copie vennero inviate a molti critici, anche di fama, che avranno letto la prima pagina, arrivando subito ad un giudizio. Ferruccio Ulivi ebbe parole consolanti, uno mi inviò un bollettino di conto corrente postale (se volevo la sua critica, dovevo pagare 20.000 lire!), quasi due anni dopo (maggio 1991) ricevetti una bella lettera di Vittorio Messori, che scriveva “ho ricevuto e letto con piacere La comune di Barbara, trovandovi consonanza di fede e di intenti…”. Messori, dopo i best seller ‘Ipotesi su Gesù’ e ‘Scommessa sulla morte’, aveva deciso di tentare anche lui con la narrativa. Il suo giudizio lusinghiero mi confortò, ma ormai nel 1991 il mio primo romanzo era un lontano ricordo. Ebbi modo di litigare non poco con Paolo Ruffilli, delle Edizioni del Leone, perché mi aveva promesso che avrebbe inviato il libro in molte librerie, mentre non lo trovavo nemmeno a Varese. Mi disse che per inviare il libro doveva avere la richiesta del librario, e quando mai un libraio avrebbe richiesto il mio libro? A parte il fatto che un libro in libreria senza un richiamo pubblicitario e come non ci fosse, ma feci comunque la mia bella esperienza, scoprendo che ‘Papà a tempo pieno’ era stato il mio colpo fortunato. Ebbi il sospetto che da lì in avanti sarebbe stata molto dura. Ho fatto bene a pubblicare quel romanzo? Mah, non so, col senno di poi forse oggi aspetterei, ma allora andavo a mille, avevo smarrito il senso di realtà, e forse è un bene, perché la troppa consapevolezza blocca, limita, toglie l’audacia, essenziale insieme alla fortuna.  

17-continua

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