giovedì 25 febbraio 2016

La mia scrittura - 39

                                                                 ph giorgio lotti


Alla fine del 1995 uscì il mio secondo romanzo, ‘Luzine’. Anche in questo caso mi permetterò di parlarne diffusamente perché lo considero ancora un buon lavoro, sebbene piuttosto affrettato, frutto di quella mia bulimia da scrittura che mi ha condizionato soprattutto negli anni Novanta. Una premessa: ho sempre cercato, nei primi anni, di dare alla mia ‘perdita di tempo’ di scrittore un fondamento, una motivazione alta, una missione, un compito. In principio, con ‘La Comune di Barbara’ e ‘L’ultimo nemico’, la scrittura voleva essere comunicazione di una fede, quindi era la mia forma di missionarietà, di testimonianza cristiana. Così mi mettevo il cuore in pace e nascondevo un po’ di vanagloria. Già nella raccolta di racconti prevale il dubbio, la domanda, la fatica di un Dio che non si fa sentire, ma resta la fede il motore, la ragione nobile che mi permette di scrivere. Con ‘Luzine’ le cose cambiano. L’esperienza giornalistica, l’incontro con il mondo della politica mi hanno fatto conoscere la città, la società, problemi non ecclesiali ma più universali. E’ cresciuta la mia sensibilità verso le vicende dei popoli, prima incanalata soprattutto nell’attenzione missionaria verso l’Africa. E così non passò inosservato in me il dramma del popolo albanese, che raggiunse le coste italiane agli inizi degli anni Novanta. Mi sembrò fosse anche un mio dovere parlarne, scriverne, e scelsi la forma narrativa, dopo aver intervistato per il settimanale ‘Luce’ una famiglia di profughi albanesi arrivati qui a Morosolo. Lì incontrai per la prima volta il nome femminile Luzìne, che mi colpì. E cominciai a pensare ad un romanzo che partendo dall’Albania arrivasse in Italia, per concludersi di nuovo oltre il Mediterraneo. Un romanzo ambizioso, che cercava di indagare le ragioni di quella fuga. Lessi parecchio, soprattutto i romanzi di Ismail Kadarè, massimo narratore albanese. E nel 1993 iniziai la scrittura.     


39-continua

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