venerdì 17 marzo 2017

Ines & Mario story - 22


Avevamo lasciato mio padre a 12 anni, ingresso trionfale e precoce nel mondo del lavoro. Ma faccio un passo indietro, alle scuole elementari, perché mi ha sempre colpito l’entusiasmo di papà Mario per l’opportunità, fornita dal fascismo, di poter uscire dalla routine, soprattutto di poter praticare attività motoria. Era questo il sabato fascista. Papà ricorda quei sabati pomeriggio alla scuola elementare Canetta di S.Ambrogio, con i docenti di fascismo, i canti, l’uso del moschetto ma soprattutto con una delle più belle palestre di Varese (insieme a quella di via XXV Aprile e alla Varesina di via Paravicini), dove poter sfogare la vivacità fanciullesca. Il balilla Mario vestiva come ogni balilla: pantaloni corti grigioverdi, camicia nera, fazzoletto azzurro con fermaglio ‘faccia di Duce’, e infine il fez, copricapo assai singolare. Balilla, Giovani Italiane, Avanguardisti, Giovani fascisti, si ritrovavano tutti una volta l’anno (mio papà non ricorda in quale data) in piazza Libertà, a Casbeno, dove oggi sorge la scuola Maria Ausiliatrice. Lì vi era un grande prato, già sede dell’ippodromo e poi di un campo da calcio, lì si svolgevano i grandi esercizi ginnici in onore del Duce e del ‘mens sana in corpore sano’, sfida fra scuole: un, due, tre, quattro….il caposquadra scandiva il ritmo, i ragazzi eseguivano gli esercizi al corpo libero. Mio padre non divenne mai avanguardista (promozione per chi frequentava le scuole superiori), finì la sua carriera fascista con il grembiule bianco da pasticciere.
Nelle foto del camerata Morbelli vediamo un Balilla, esercizi collettivi (ma non pare il prato di Casbeno, sembrano più le Bettole) e la posa della prima pietra dell’Asilo Veratti, nel 1926, con le suore ben posizionate sul saluto fascista.  

22-continua

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