giovedì 9 marzo 2017

Ines & Mario story - 9



Ben più longevi furono invece i miei nonni materni. Nonno Battista morì nel mese di agosto del 1953, aveva 75 anni. Era malato di cuore, ma probabilmente non morì per quello. I miei genitori, giovani sposi nel mese di luglio del 1953, avevano deciso di tenere in casa, nella vecchia casa di via Ugo Foscolo, in pieno centro città (vedi foto, il balconcino in alto), i genitori di mamma Ines, anziani e malati. Una scelta non facile per due sposini. Erano da poco tornati dal viaggio di nozze quando una mattina mio padre, prima di andare al lavoro, andò a salutare il Battista. Dormiva da solo, perché di notte si agitava e la moglie non riusciva a dormire. Papà Mario lo trovò giallo, quindi venne chiamata il dottor Bresciani, che preannunciò una fine imminente: e così fu. I miei erano sposati da 15 giorni. Nonna Angela rimase con loro in via Ugo Foscolo e anche in viale Belforte 10/M, dove i miei si trasferirono nel 1961. Come per mio padre, anche per me la nonna materna è la sola che abbia conosciuto. Ho pochi ricordi, vedo una nonna piuttosto robusta e silenziosa, sempre seduta sul divano. Il ricordo più nitido è una scena del febbraio 1963: nonna Angela era caduta e si era rotto il femore, una vera condanna a morte per un anziano più che ottantenne. Venne ricoverata all’Ospedale di Velate, e allora ricordo queste visite, soprattutto una piscina all’aperto, ovviamente senz’acqua, dove mi divertivo ad entrare e uscire, arrampicandomi sulla scaletta. Morì lì, in quell’ospedale, nell’inverno del 1963. Mia mamma Ines era certamente più legata a suo padre, che vedeva in lei la rinata Ines, primogenita morta a vent’anni. Sua madre era severa, esigente, triste, provata dalla vita. Mia mamma era solita ricordare l’ambiente cupo della sua giovinezza, segnata dalla tragedia della morte di una figlia bella e brava, i continui viaggi sul tram bianco che conduceva lei e quei genitori ormai anziani al cimitero di Belforte, la sua vivacità compressa e vigilata.  

9-continua

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