sabato 25 marzo 2017

Ines & Mario story - 40



E allora vediamo più in dettaglio queste nozze. Al ricordarle mi commuovo. 25 luglio 1953, era un sabato, meteo super. La giornata dei miei genitori iniziò alle sei del mattino, con la Messa nella chiesetta dell’orfanotrofio di via Bernardino Luini. Allora il matrimonio non era inserito nella liturgia eucaristica, quindi chi voleva la Messa doveva sentirla a parte. E così fecero Mario e Ines, che distribuirono i confetti agli orfanelli. Alle nove e trenta il matrimonio, nella chiesina di San Giuseppe a Fogliaro. Di per sé avrebbero dovuto sposarsi nella basilica di San Vittore, essendo la sposa di Varese centro, ma la Ines amava quella chiesetta. Da San Vittore arrivò il celebrante, don Carlo Visconti, amico di famiglia, ma era presente anche il sacerdote di Fogliaro, don Carlo Tonetti. Testimoni i compagni di ginnastica dello sposo, gli amici Giampaolo Gariboldi (morirà a soli 33 anni) e Benito Giroldi.
Presenti i genitori della Ines, Battista e Angela, già anziani e malati. Eccoli in foto. La cerimonia in chiesa fu breve. Poi il rinfresco nel giardino della Villa di fianco alla chiesetta, che era diventata una scuola, villa che aveva come custodi la sorella del Mario, Lina, e suo marito Emilio detto Baiùn.  Presenti quasi tutti i parenti, ecco in foto Mario, fratello della sposa, con la moglie Luisa e i figli Graziella e Dario. Si noterà l’assenza dell’altro fratello Bruno. Perché? Stando ai ricordi di mio padre, già le cose non andavano molto bene fra Bruno e la moglie Ina, che aveva le sue idee. Pare se la fosse presa anzitutto perché la Ines non aveva sposato un suo fratello, e poi perché non aveva ricevuto i confetti personalmente dagli sposi, ma le erano stati recapitati al mare, dove si trovava col figlio Giovanni. Indispettita per la mancanza di riguardo, pare avesse impedito anche al marito di presenziare al matrimonio e Bruno (probabilmente per il quieto vivere) obbedì, trovando come scusa il fatto che non aveva a disposizione abiti adatti. Questo ricorda mio padre. Di certo Bruno non era presente. I miei genitori in verità avevano fretta di partire per il viaggio di nozze, non toccarono cibo, furono accompagnati in taxi a casa, cambiarono abito, presero la valigia e partirono, dalla stazione delle Ferrovie Nord, verso Milano, piazza Castello. Giunti sul treno, nel primo pomeriggio, si resero conto che non avevano toccato cibo ed erano affamati. Mio padre ordinò un paio di cestini da viaggio e i due novelli sposi, ridendo come bambini per ogni stupidaggine, consumarono il loro primo pranzo da sposi, fra Varese e Milano. Arrivarono poi a Bolzano in autobus, cambiarono bus, uno più piccolo li portò ad Ortisei, dove pernottarono in albergo, prima di raggiungere l’Alpe di Siusi.



40-continua

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