giovedì 23 marzo 2017

Ines & Mario story - 34


Ho chiarito con più precisione le date del militare di mio padre. Ricorda il Mario che durante la partita Lazio-Juve scendevano dal cielo i fogli con la propaganda elettorale. Lui pensava fosse il voto per il referendum Monarchia-Repubblica, ma così i conti non tornavano, essendo quel voto datato giugno 1946. Si trattava evidentemente delle elezioni politiche, che si svolsero il 18 aprile del 1948. Quindi la partita è Lazio-Juve dell’11 aprile 1948, una monotona gara finita 0 a 0, arbitro il signor Camiolo di Milano, disputata allo Stadio Nazionale (foto), detto anche Stadio del Partito Nazionale fascista, edificato nel 1911 dal famoso architetto di regime Piacentini. Ma mio padre ricorda poco di quel match: era preoccupato per il rientro e la ‘bigiata’ che, come scritto, gli costerà 15 giorni in più di naja. Ricorda poi che si congedò in estate, faceva caldo e i treni erano pieni di giovani degli oratori, che tornavano lui dice dall’Anno Santo, ma in realtà nessun Anno Santo fu proclamato nel 1948, quindi si trattava di altra manifestazione cattolica giovanile.
Tornato dal militare, ecco subito il lavoro. Gino Schiannini, della pasticceria Garibaldi, gli fece capire che il suo posto lì era assicurato, ma che se voleva arricchire il suo bagaglio professionale come ufelèe, avrebbe dovuto cambiare posto di lavoro. E poiché il laboratorio-negozio Zamberletti di via Bernardino Luini cercava giusto un lavoratore, lì andò. Eccolo dunque in foto con i nuovi compagni di lavoro: da sinistra Carlo Rossi detto Charlie, Luciano e Roberto Minimo. Questo Charlie l’ho conosciuto personalmente molti anni dopo: abitava a Giubiano, mio padre ci portava da lui, aveva alberi da frutta, ricordo le famose albicocche e le prugne del Charlie. Da Zamberletti mio padre aveva la responsabilità del laboratorio, quindi imparò a cavarsela da solo, mentre da Garibaldi era soprattutto lo Schiannini a dirigere la baracca. Ciò gli permise di completare la sua preparazione professionale, tanto che qualche tempo dopo, stanco di quel posto, scelse di andare da un certo Moia ad Orino. Questo Moia era stato in Argentina, era proprietario di un Albergo ad Orino, girava per i mercati e aveva aperto anche questa pasticceria, dove lavorava solo il Mario. Mio padre, in quell’autunno-inverno, andava nel paesino prealpino sul motorino ‘Cucciolo’, giornata non facili, tanto che dopo un paio di mesi sentì la nostalgia di Varese. Cercava un pasticciere Angelo Marcolini, che aveva il negozio-laboratorio in via Albuzzi: e lì andò mio padre. Ancora una volta non ci si ritrova con le date. Lui sostiene di aver lavorato 5-6 anni da Zamberletti, ma dice anche di aver rivisto la futura sposa Ines da Marcolini, almeno un anno prima del matrimonio, quindi nel 1952. Il che vuol dire che da Zamberletti avrà lavorato non più di 3-4 anni, più qualche mese a Orino, molto probabilmente fra il 1951 e il 1952.


34-continua

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